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La rivoluzione e l'indipendenza
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L'estensione delle colonie d'america e la loro lontananza dalla madre patria rendeva
estremamente difficle una qualunque valida forma di governo da parte delle potenze
europee. Se a questo si aggiunge che le casse statali di Francia e Gran Bretagna
si trovavano spesso in forte difficoltà a causa delle continue e laceranti guerre
europee e che in effetti le colonie erano spesso viste come un modo per riappianare
i debiti, si comprende dome il malcontento serpeggiasse. Lo Stamp Act
del 1765,
che obbligava gli americani a pagare alla madre patria un bollo per ogni atto o
transazione commerciale fu solo la classicha goccia che fa traboccare il vaso.
Soprattutto in Virginia ma anche a New York
scoppiarono manifestazioni anche molto
violente, spesso represse nel sangue.
Furono anni che videro crescere da un lato le imposte ed i dazi che l'Inghilterra
imponeva agli americani, dall'altro una vera e propria coscienza politica che culminò
nel 1775 con il secondo congresso continentale che sancì la nascita della moneta
e di un esercito continentale per resistere all'invasione britannica. A capo di
tale esercito fu posto un certo George Washington.
L'anno successivo il 14 luglio 1776 lo stesso consiglio proclamò l'indipendenza.
Questo atto primario di insoburdinazione non poteva che sfociare una vera e prorpia
guerra contro gli inglesi. Ad un primo deciso periodo di superiorità inglese, piano
piano le cose volsero a favore degli americano che nel 1783, anche con l'aiuto di
francesi e spagnoli, vinsero la guerra.
Nel 1789 George Washington venne nominato primo presidente degli Stati Uniti
d'America.
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George Washington (1732 - 1799) |
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