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Gli Indiani
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Ai coloni che per primi si affacciarono sigli immensi e sconfinati territori americani
le terre potevano certo sembrare disabitate, soprattutto se paragonate con i canoni
europei del tempo. In effetti non era così. Erano abitate dai discendenti dei primi
colonizzatori del continente, che vennero erroneamente chiamati indiani
da Cristofolo colombo
nel 1492 solo perchè convinto di essere sbarcato nelle indie.
In effetti il nome rimase ma gli indiani, che oggi preferiscono essere chiamati nativi, erano una
serie pressocchè interminabile di tribù diverse, più o meno omogenee che occupavano
quasi tutto il continente centro e nord Americano. Erano dediti soprattutto alla
caccia ed erano nomadi.
Lo scontro epocale tra coloni e pellerossa che viene spesso romanzato nei film western,
in effetti non avvenne immediatamente. Se si tralascia qualche normale scaramuccia
gli indiani non davano fastidio ai coloni e viceversa. Il problema diventò probabilmente
insormontabile per una questione di cultura. A mano a mano che i coloni arrivavano
e proseguivano la loro colonizzazione verso occidente, lo spazio per gli indiani
tendeva a diminuire sempre più. Gli europei tendevano a recintare i loro possedimenti
per coltivarli, gli indiani non comprendevano come fosse possibile pensare alla
madre terra come a qualcosa di privato. I coloni, d'altra parte, avrebbero facilmente
tollerato gli indiani se avessero semplicemente preso un pezzo di terra (tanto ce
ne era per tutti) e avesser cominciato a coltivarlo, invece di scorrazzare nei territori
degli altri.
Si arrivò ben presto ad uno scontro non tra due razze ma tra due culture, scontro
nel quale i coloni, forti della loro superiorità militare e tecnica, cominciarono
a confinare gli indiani in territori sempre più ostili e sempre più piccoli fino
a provocarne la quasi completa estinzione.
Va notato che un notevole contributo venne dato fin subito dalle epidemie. Gli europei
non portarono in america solamente armi e tecnologia ma anche tifo ed influenza
che, soprattutto nelle aree più densamente abitate del centro america, si diffusero
rapidamente trovando razze geneticamente non preparate a questo tipo di malattie.
Si stima che circa la metà degli indiani morirono a causa delle epidemie.
Per dare un'idea del fenomeno si stima che nel 1492 la popolazione delle americhe
contasse circa 90 milioni di persone, 10 dei quali nella america del nord e del
Messico. Nel giro di poco più di un secolo la popolazione venne decimata con punte
che raggiunsero anche il 90 - 95% nelle zone del centro america e del 50% nel nord
america.
Oggi gli indiani che non si sono integrati con la cultura europea o che non hanno
voluto farlo, vivono per lo più in riserve, nelle quali possono continuare a coltivare
le loro millenarie tradizioni. Alcune riserve godono di particolari agevolazioni
o di risorse naturali che consentono loro di sopravvivere. Ad esempio gli indiani
Osape in Oklahoma hanno scoperto il petrolio nel loro territorio. Le statistiche
dicono comunque che oggi gli indiani d'america hanno il reddito procapite più basso
di tutti gli Stati Uniti d'America.
La regolamentazione per il diritto di usufruire delle riserve è lasciata alle singole
tribù. Molte di esse hanno messo un limite sulla 'purezza del sangue' per scoraggiare
i matrimoni interraziali. Dove ciò non è stato fatto si sono ottenute particolari
situazioni. Ad esempio la tribù degli Shinnecock ha ormai moltissimi membri neri.
Chi fosse interessato a maggiori informazioni può visitare il sito
www.cronologia.it. |
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