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Il Colonialismo
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Il periodo coloniale americano parte con il 1492, l'anno in cui Cristofolo Colombo
scopre l'america ed arriva più o meno alla prima meta del settecento.
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Statua di Cristoforo Colombo (Columbus - Ohio) |
In realtà fino al XVI secolo gli insediamenti euorpei in territorio americano rimasero
piuttosto sporadici se si escludono i territori coperti dall'attuale Messico divenuti
ben presto possedimenti della corona spagnola. Nel nord america soprattutto sparute
colonie spagnole, inglesi e francesi convivevano per lo più pacificamente con i nativi americani
(o indiani). La vita nelle colonie era tuttaltro che semplice e molto spesso
intere colonie, che contavano poche centinaia di anime, venivano annientate da un
inverno particolarmente rigido o da un raccolto non adeguato.
Nel XVII secolo il numero di insediamenti ebbero notevole incremento ed espansione.
Degno di nota è l'afflusso di persone di orientamento religioso estremamente puritano,
orientamento che ancor oggi si riconosce in diversi tratti identificativi degli
Stati Uniti d'America. I Padri Pellegrini, di
orientamento calvinista, che arrivarono nel 1690 e fondarono la colonia di Plymouth,
furono dimezzati durante l'inverno e riuscirono a sopravvivere solamente grazie
all'aiuto degli indiani. Alla fine dell'inverno i sopravvissuti ringraziarono Dio
con un banchetto a base di tacchino ripieno. Ancor oggi l'evento viene celebrato nel Thanksgiving Day (giorno del
ringraziamento) festeggiato l'ultimo giovedi di novembre.
Ben presto però la differenza culturale e religiosa tra i coloni ed i nativi venne
a prendere il sopravvento.
Sono questi gli anni della conquista del west, degli scontri con gli indiani, della
vita selvaggia in cui una famiglia doveva difendere se stessa molto spesso autonomamente
anche con le armi. Sono gli anni in cui la popolazione americana, o meglio il numero di coloni, va via via aumentando mentre
il numero di nativi via via diminuendo. |
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